Martedì 8 giugno; INVITO A VENIRE IN REDAZIONE spedito da me ieri a un po’ di gente (e un bel po’ ne è venuta):

Tenendo da parte il mio caso -e ribadisco, non certo l’unico visto che negli scorsi 16 mesi una dozzina di persone sono uscite dalla radio- cerco di sintetizzare i punti focali di ciò che andrebbe discusso e chiarito in radio.

A) La radio è un collettivo politico (ad es. come un posto occupato)?
Secondo me no. Non deve esserlo. Per 30 anni abbiamo fatto il possibile per evitarlo sia per evitare l’egemonia politica di chicchessia, sia perché, se deve essere NON SOLO la voce del “movimento”, ma la voce di chi non ce l’ha (quindi non necessariamente un “Compagno”, ad es. carcerati e familiari, teppisti di periferia, drogati, ultras e tutto il sottobosco che fa parte delle nostre vite e che evidentemente per loro costituisce solo oggetto di studio accademico e di sporadiche uscite simboliche, un po’ come i Padri Comboniani), deve avere un’apertura mentale e metodologica atta a ricevere istanze diverse nelle forme e nel linguaggio di chi ha un qualsivoglia background politico.

Pensare che chiunque possa diventare protagonista di eventi, movimenti, azioni etc debba per forza corrispondere ad un modello precostituito (e chissà con quale scadenza, poi) di modi, atteggiamenti e linguaggi, significa escludere a priori la maggior parte del mondo circostante che mai come ora pare estraneo, indifferente se non ostile al nostro fantastico mondo alternativo.
La radio, ad es. non dovrebbe essere vegana o veggie, perché fuori da lì non lo sono tutti, neanche la maggioranza, e molti lo intendono giustamente come un fattore non inclusivo.

B) Metodologia; Come vengono prese le decisioni?
La radio (come alcuni posti ad es El Paso) decide all’unanimità. Non è un caso che negli ultimi due anni, in radio, si cerchi in nome della governabilità di cassare questo metodo in favore della democraticissima votazione a maggioranza (maggioranza poi di chi? Dei presenti? In quel dato momento? Delegando?); esattamente come fa la società esterna.

La mia idea è che a parte la gestione quotidiana della radio (cui non è evidentemente indispensabile partecipino tutti), per le decisioni straordinarie e i progetti debbano essere convocati tutti, redattori, dj, collaboratori e rappresentanti di tutte le realtà locali che sono interessate alla radio.
Ribadisco, che sono interessate, anche non attivamente, perché la radio è fatta da chi anche solo ascolta (e poi magari viene alle feste, diffonde notizie, viene alle manifestazioni, alle serate etc. e soprattutto, finanzia la radio) Senza costoro della radio non ha senso di esistere.

Ricordo ancora che in più di un anno di lockdown la redazione si è riunita quasi sempre alle 21 quando sussisteva l’obbligo di rientro a casa per le 22. Chi come me è a piedi (cioè solo io, dato che hanno tutti la macchina, i Signori Veggie Vegan Equi & Solidali), non poteva di fatto parteciparvi. Senza contare che magari al mattino c’è chi fa smart working dal letto (loro) e chi deve far andare le manine (io e molti altri, e non solo per omaggiare il dio Onan). Dubito che simile pratica invogli chiunque di esterno a partecipare a suddette redazioni.

C) Trasparenza
Lo statuto della radio deve essere pubblico. Il progetto annuale della radio che deriva di solito da una plenaria annuale deve essere pubblico. Le redazioni devono essere adeguatamente pubblicizzate anche nell’orario sui social della radio.
Nessuno può permettersi, come è successo, di cancellare (tra l’altro, senza passare dalla redazione, come è successo con il mio podcast su fb della radio) messaggi degli ascoltatori.
Chi gestisce lo smistamento di chi scrive alla mail pubblica della radio (redazione@radioblackout.org) e come lo fa deve essere chiaro (finora pare che uno di quelli che svolgeva questo ruolo fosse proprio Kebab, peraltro mai visto in redazione).
Molti ascoltatori, già l’altr’anno, non hanno mai ricevuto risposta.

E’uno dei sintomi più gravi di una situazione autoreferenziale ed egocentrica.
La radio continua nel mio caso (non è il primo) a non fornire nessun tipo di spiegazione sui motivi, sui metodi delle espulsioni etc A NESSUNO. E’ intollerabile.

D) Social.
A quanto pare tutti concordano sul non dover pubblicare nulla che riguardi documenti redazionali.
Io chiedo intanto di spiegare il perché, le eventuali controindicazioni, e se sia mai stato formalizzato tale divieto (e rivendico il mio diritto a farlo quando mi si dice “non trasmetti più, non devi venire in redazione” e vengo censurato sulla pagina fb della radio; e come diavolo fanno tutti a sapere cosa è successo, e perché?!?!).

E come mai invece, nel caso di Kraken sia stato fatto massiccio uso della pagina fb della radio per attaccare e ospitare (a ragione o a torto non importa) messaggi contro di lui?
In quel caso lo “sputtanamento” andava bene? Se invece si pongono domande scomode per l’establishment della radio, e la discussione non è a senso unico, allora i social vanno bene?!?!?!

E se gli stessi appartenenti alla radio, che deplorano siffato utilizzo dei social per “sputtanare”, fanno la stessa cosa sui social della radio (vedi il filmato sul sottoscritto) o mi insultano (“Fai schifo”) sulla mia, di pagina, nulla da dire?

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Tralascio,

La questione sugli insulti (non critiche, insulti) personali che mi sono state rivolte da una mezza dozzina di persone durante una redazione.
Non è argomento da dirimere in quella sede.
Lo ricordo solo perché pesi quando costoro parlano di linguaggio aggressivo e violento da parte mia.

Che io (e ovviamente altri) non possa parlare di razzismo (consequenzialmente quindi anche di sessismo) essendo un Vecchio Maschio Bianco occidentale (accusa peraltro innegabile; mi trapianterò due tette negre, poi vediamo).

E che quelli che vengono in redazione a porre domande siano degli “accoliti”, “soldatini”, e soprattutto “disagiati”.

Il che è vero. Siamo disagiati. Costoro evidentemente invece vivono come topi nel formaggio.
Mi viene da miagolare.

Ass Fidanken. A stasera. H 19,30, ViaCecchi 21/a. Diffondete COME VOLETE e PARTECIPATE

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